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Terra di confine

Percorso umanitario

Credo che in un viaggio a Lampedusa sia importante toccare alcune tappe che testimoniano la lunga vocazione all’accoglienza dell’isola. Per questo oggi voglio proporvi un itinerario nei luoghi, vecchi e nuovi, dell’accoglienza e della memoria lampedusana. Un percorso lontano dalle spiagge dorate, più vicino alla gente e all’anima più genuina di questa bellissima isola siciliana.

Prima tappa del percorso è, indubbiamente, il Memoriale della Nuova Speranza, inaugurato il 3 ottobre 2019. Simbolo dello scheletro di un’imbarcazione inghiottita  dal mare, i legni posti all’interno evocano braccia protese verso l’alto chiedendo aiuto. Sull’opera si trovano incisi i nomi di 368 migranti morti nel naufragio del 3 ottobre 2013. Sulla parete, alle spalle dell’opera, possiamo trovare un murale che raffigura una corona di fiori.

Fuori dalla chiesa principale è possibile ammirare il Mosaico dell’Umanità, una struttura interna a forma di croce latina formata da tanti tasselli in ceramica policroma che rappresentano i volti dell’umanità che convergono verso la figura del Santo Padre, simbolo di fraternità universale.

Tappa fondamentale, il Museo delle Pelagie, situato sul lungomare dell’isola, ospita, al secondo piano, il Museo del Dialogo e della Fiducia per il Mediterraneo. Gestito dal Comitato 3 ottobre, questa parte del museo nasce per far comprendere le dinamiche del fenomeno migratorio attraverso l’arte.

Un altro piccolo museo è Porto M, luogo che guarda il mare e che, al suo interno, raccoglie i tantissimi oggetti ritrovati e recuperati negli anni, dopo gli innumerevoli sbarchi. Di fronte a Porto M, dall’altra parte del porto, troviamo un luogo simbolo dell’accoglienza: il Molo Favaloro. Da anni è il luogo nel quale vengono radunati i migranti appena sbarcati sull’isola per ricevere i primi soccorsi.

Situato nei pressi di Cala Pisana, il cimitero è il luogo per antonomasia deputato alla memoria. Molto suggestiva, l’area dedicata alle tombe dei migranti morti nel corso della loro traversata. Tra queste c’è anche la tomba di Yusuf Ali Kannehm, un bimbo di sei mesi morto a seguito del naufragio dell’11 novembre 2020 e soccorso invano dai volontari della ong Open Arms. Il giorno del suo funerale una donna Lampedusana ha appoggiato sulle spalle della sua mamma, appena diciottenne, uno scialle in segno di vicinanza. Da questo gesto, semplice ma potente, è nata l’iniziativa “La coperta di Yusuf”, coordinata dal Forum Lampedusa Solidale, che è un invito collettivo a realizzare un piccolo quadrato all’uncinetto o ai ferri per creare una coperta capace di “coprire e proteggere simbolicamente i più deboli. Su alcune di esse sono scritti i nomi, altre invece sono tombe anonime di persone delle quali non si è riusciti a risalire all’identità.

Immancabile è la visita alla Porta d’Europa. Punto di riferimento e porta che conduce all’Africa, che la guarda da lontano, che unisce. Lungo una strada sterrata e polverosa ci si imbatte in questa opera d’arte donata all’isola nel lontano 2008 da Mimmo Paladino, simbolo della memoria e della compassione.

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