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Pelagie Isole Blu, un processo di partecipazione cittadina ed educazione ambientale

Il percorso verso un cambio di paradigma nello sviluppo turistico delle Pelagie, promuovendo pratiche sostenibili che incoraggino il rispetto e la stima per le virtù naturalistiche del contesto locale, aumentando di qualità le esperienze di vacanza dei visitatori.

Il turismo si è costituito come un’attività economica fiorente in tutto il mondo. L’aumento della popolazione e lo sviluppo dei mezzi di trasporto hanno consentito una rapida mobilità su grandi distanze, che ha contribuito alla prosperità di questa attività.

Storicamente il turismo è un settore che ha visto l’Italia come una delle mete più apprezzate e prestigiose al mondo, infatti all’inizio degli anni ’80, quando il turismo internazionale era ancora limitato a poche destinazioni, l’Italia era il secondo paese dopo gli Stati Uniti, con la più alta incidenza nella spesa turistica mondiale. Allo stesso modo, per la popolazione italiana, i viaggi e gli spostamenti all’interno del Paese sono diventati ormai un fenomeno diffuso che si verifica dalla metà del XX secolo.

In questo contesto, le Isole Pelagie sono state meta di visitatori in cerca di avventure legate alla natura selvaggia e incontaminata e alla cultura locale. Il turismo di massa alle Isole Pelagie, in particolare a Lampedusa, ha i suoi inizi negli anni ’80, quando l’Isola acquisì notorietà mediatica per un apparente momento di tensione tra il nostro paese e le forze libiche nel 1986. Questo periodo è caratterizzato anche dallo sviluppo e dalla realizzazione di infrastrutture legate a questo nuovo settore, ma senza un piano di sviluppo stabilito. Così sono state edificate nuove strutture alberghiere, sono aumentati i ristoranti, i bar e le attività commerciali e sono state costruite seconde, terze e anche quarte case da affittare. La crescita delle infrastrutture è stata concomitante con l’aumento dei visitatori: si stima che per l’anno 1986 il numero di turisti sia stato di 40.000 fino ad arrivare a più di 100.000 per il 2018 e il 2019. Questo afflusso è concentrato nella stagione estiva che va da maggio a ottobre, con una concentrazione maggiore tra luglio e agosto. Nonostante ci sia stato un calo significativo in questo settore a causa della pandemia causata dal covid-19, oggi il turismo continua ad essere una delle principali attività economiche dell’arcipelago.

Tuttavia, la crescita economica che il turismo ha portato agli abitanti delle Isole Pelagie, ha portato anche problemi ambientali, come la contaminazione da rifiuti solidi, dovuta principalmente all’aumento dei rifiuti portati dai visitatori nella stagione stiva e le abitazioni abusive che non dispongono di servizi sanitari pubblici, l’inquinamento acustico causato dai motocicli che vengono noleggiati per la mobilitá sull’isola, questi a loro volta generano inquinamento atmosferico poiché questi mezzi di trasporto nella loro maggior parte sono vecchi. La perdita di biodiversità è un altro grave problema causato dalla costruzione di infrastrutture a scopo turistico, mentre il razionamento dell’acqua, l’elevata congestione delle spiagge e le pratiche improprie per l’avvistamento della fauna marina e la pratica di sport acquatici, sono altri dei più comuni problemi ambientali.

Dal punto di vista culturale, con l’avvento del turismo come motore dell’economia locale e la mancanza di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini attorno a un programma di sviluppo del territorio, l’accrescimento e la prevalenza degli interessi individuali hanno provocato conflittualitá tra gli attori rispetto alla risorsa comune da spartire. Si percepisce anche un sentimento di vittimismo all’interno della popolazione e la tendenza alla critica distruttiva. In questa prospettiva si instaura un rapporto con i visitatori basato su un’ospitalità improvvisata, spesso influenzata da un atteggiamento speculativo. Si manifesta inoltre la perdita di valori culturali legati alla pesca, un’attività in crisi per la scarsa competitività dei pescatori locali rispetto alle flotte pescherecce industriali pugliesi, di Mazzara del Vallo e della Tunisia, ma anche per la mancanza di interesse delle nuove generazioni per questa attività e la sua sostituzione con il settore turistico.

Questi problemi sono rappresentati dalla perdita della qualità dei servizi ecosistemici e dal deterioramento del tessuto sociale. Pertanto, l’attuazione del progetto “Pelagie Isole Blu”, sostenuto dal Comune di Lampedusa e Linosa, gestito attraverso l’Area Marina Protetta Isole Pelagie (AMP), punta a favorire un cambio di paradigma nello sviluppo della domanda/offerta di servizi da parte dei tour operator dell’isola, promuovendo pratiche sostenibili che incoraggino il rispetto e la stima per le virtù naturalistiche del contesto locale, aumentando di qualità le esperienze di vacanza dei visitatori. La proposta ha inoltre, lo scopo di promuovere e riscattare i valori culturali di pratiche tradizionali come la pesca, essenziali per l’identità dei lampedusani. In questo senso, questo progetto mira a stimolare la sensibilità ambientale ed ecologica, la coesione e la partecipazione attraverso attività di educazione ambientale, nonché il consolidamento della AMP quale entità orientata alla promozione dello sviluppo sostenibile.

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