Linosa in un giorno: l’isola che non c’è andata e ritorno

Trascorrere almeno una giornata a Linosa è una delle cose che vale assolutamente la pena di fare durante il vostro soggiorno a Lampedusa.

Per fortuna oltre a seguire la seconda stella a destra, come suggerisce la famosa canzone, a Linosa ci si può arrivare comodamente tramite aliscafo. Questo parte la mattina dal porto di Lampedusa e in meno di un’ora approda sulla vulcanica delle Pelagie. Dopo l’arrivo non resta che godersi lo spettacolo, basta qualche passo e uno sguardo al paesaggio per capire che si tratta di un’isola dalla personalità prorompente.

Natura incontaminata e facciate dipinte a tinte forti si accompagnano alla gentilezza dei fiori sui davanzali e delle guide isolane. Durante la giornata è possibile, infatti, conciliare sia l’escursione in barca sia quella in pulmino.  Quanto alla prima si tratta, più che di un semplice giro in barca, di un racconto di mare e di vita isolana da parte di chi l’isola la vive da sempre e ne conosce ogni singolo anfratto. Durante questa escursione si ha la possibilità di tuffarsi nel blu della Secchitella o nelle acque di smeraldo dei Fili, la cattedrale di pietra lavica che i venti da sud hanno costruito all’interno di un’insenatura; si possono conoscere le grotte e le loro leggende, tra tutte la più famosa, quella dell’amore o d’u cuccareddru, passando per le rocce basaltiche di Balata Piatta e la frastagliata scogliera di Mannarazza, casa delle migliaia di esemplari di Berta Maggiore il cui canto si dicono ispirò la nascita delle sirene di Ulisse.
Ogni giro in barca è unico non potendo mai sapere se sarà accompagnato dal festoso saluto dei delfini, dall’incontro con una Tartaruga Caretta caretta, che aspetta il momento più propizio per deporre le proprie uova sulla sabbia nera come la notte di Pozzolana o dalla visita della grande Cassiopea, la medusa gentile (e innocua).
Di pari bellezza risulta la visita dell’entroterra di Linosa, essendo questa un’isola di antica vocazione contadina. Tramite il giro in pulmino è possibile fermarsi ad ammirare la “Fossa del Cappellano”, interamente coltivata a lenticchie, per scoprire con sorpresa di trovarsi all’interno di un’enorme caldera. Linosa è infatti fatta di antiche eruzioni e ogni centimetro è lì per ricordartelo. A questa segue una bella sosta ai Faraglioni, altro vulcano, però sommerso, e una chiacchierata ai piedi del profilo del Gigante, il guardiano di lava dell’isola, che con il suo sguardo perennemente al cielo non è mai stanco di farsi lambire dalla salsedine delle onde di Punta Calcarella. Il giro dell’isola proseguirà fino a un tuffo nella Piscina Naturale, una sorpresa di mare da scoprire nascosta tra gli scogli e una sosta a Pozzolana, unica spiaggia dell’isola sormontata dal cratere di Monte Nero e dall’ocra e dal rosso della roccia: un angolo di pianeta dai colori impossibili. Ammirare l’interno dell’isola vuol dire chiedersi come sia possibile che quella pianta di cappero sia cresciuta a 2 metri dal mare, sentir parlare di file di fichi d’india che hanno imparato a fare da frangivento e venire a contatto con una natura predominante, bella e rispettata.

Linosa è muretti a secco e case gialle con le fasce rosse, o blu e bianche. Linosa è i suoi abitanti che si siedono a prendere un po’ di fresco e scambieranno volentieri due chiacchiere con voi. Linosa è dove dimenticherete di controllare l’orologio, è l’isola che bisogna proprio non farsi sfuggire.

Tra tante meraviglie e un’imperdibile granita ai gelsi e fichi d’india, l’ora di prendere l’aliscafo per fare ritorno vi sembrerà essere arrivata decisamente troppo presto. Occhi che brillano e la promessa di rivedersi presto sono assicurati!

Articolo di Cristina Errera
Foto di Luca Siragusa, Tommaso Sparma
Tratto da l’IsolaBella Periodico – Anno X – Estate 2019

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