La tartaruga Caretta Caretta e Lampedusa

  • La Tartaruga Caretta Caretta a Lampedusa
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  • La Tartaruga Caretta Caretta a Lampedusa
    Foto di Marta Granville (National Geographic Blog)
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  • La Tartaruga Caretta Caretta a Lampedusa
    Foto di Michel Gunther per WWF
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La tartaruga Caretta Caretta, animale molto antico pressoché invariato da milioni di anni e ormai diventato una sorta di emblema per Lampedusa, è classificata nella Red list dell’IUNC tra gli animali ad altissimo rischio di estinzione – ENDANGERED (EN) – nonostante in età adulta non abbia praticamente predatori, eccetto l’uomo e sporadiche aggressioni da parte di squali.
Le motivazioni sono molteplici: la cattura accidentale di queste tartarughe da parte dell’uomo con le reti da pesca; lo sfruttamente degli adulti e delle uova nell’alimentazione umana; la distruzione dei loro habitat di riproduzione da parte dell’uomo sia con le costruzioni che indirettamente con l’inquinamento acustico (i rumori delle barche le disturbano durante la nidificazione), chimico (pesticidi, prodotti petroliferi, ecc) , luminoso (le luci delle città disorientano i piccoli nella loro corsa verso il mare). Inoltre da non trascurare il riscaldamento globale che alterando le temperature, altera il sesso dei nascituri con gravi squilibri nella popolazione.

Si stima che ogni anno circa 150mila tartarughe marine finiscano catturate negli attrezzi da pesca nel Mediterraneo e che di queste oltre 40.000 muoiano.
La conseguenza è che la tartaruga Caretta Caretta è divenuta specie protetta da diversi trattati e accordi internazionali. Citata nell’Appendice I del CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) come specie in pericolo di estinzione e per la quale tutti gli scambi commerciali sono vietati. Sono inoltre elencati negli allegati I e II della Convenzione sulle specie migratorie del CMS (Convention on Migratory Specie) .

La tartaruga Caretta Caretta è un animale fondamentale nell’ecosistema, tanto che da molti studiosi è chiamata la “chiave di volta”. Si nutre infatti di molti invertebrati, i cui gusci vengono spezzati dalle potenti mascelle per diventare poi nutrimento ricco di calcio di numerosi animali. Le sue uova rappresentano inoltre il nutrimento di un gran numero di specie e il carapace è una tana ideale per diversi piccoli ospiti.

La spiaggia dell’Isola dei Conigli è oggi in Italia uno dei pochi siti di ovodeposizione scelti regolarmente da questi preziosi animali.
Tra le principali zone di nidificazione nel Bel Paese ci sono infatti, oltre alla spiaggia di Lampedusa, quella della Pozzolana di Ponente di Linosa, il tratto di costa tra Condofuri Marina e Africo (spiagge di Bova Marina, Spropoli, Palizzi, Brancaleone) in provincia di Reggio Calabria (sito principale con 10/20 nidi l’anno) e l’Oasi faunistica di Vendicari Noto – Contrada Cittadella.
Una delle ultime spettacolari nidificazioni, avvenuta il 30 giugno 2014 di buon mattino, ha coinvolto anche i diversi turisti presenti sulla spiaggia, che hanno potuto così immortalare l’eccezionale evento con i propri smartphone.

La nidificazione avviene perlopiù nelle notti estive, tra maggio ed agosto. La tartaruga marina raggiunge la spiaggia e, dopo aver scavato una buca, vi depone circa 100 uova che ricopre con la sabbia. L’incubazione delle uova dura oltre sessanta giorni. Dopo la schiusa, che avviene generalmente di notte, i piccoli riemergono dalla sabbia e si dirigono subito verso il mare.

Per garantire il mantenimento delle condizioni ambientali idonee alla riproduzione della tartaruga, Legambiente, l’ente gestore della Riserva Naturale Orientata “Isola di Lampedusa” – di cui l’Isola dei Conigli fa parte – ha messo in atto alcune misure di tutela volte all’eliminazione dei fattori di minaccia, alla minimizzazione degli impatti ambientali, alla protezione dei nidi.
Le abitudini della specie impongono il mantenimento delle massime condizioni di quiete durante le ore notturne: dal tramonto all’alba è stato quindi istituito un presidio di sorveglianza per restituire la spiaggia alla tartaruga Caretta Caretta.
I nidi vengono inoltre recintati, utilizzando una griglia metallica infissa in profondità, segnalati con un cartello informativo e presidiati per tutta la durata dell’incubazione.
Un punto d’informazione e sensibilizzazione è attivo durante il giorno all’ingresso della zona A di riserva, al fine di ottenere una fruizione rispettosa e compatibile con l’importanza naturalistica dei luoghi.
Per la protezione dei nidi, la tutela e la pulizia quotidiana della spiaggia, numerosi volontari partecipano ai campi di lavoro organizzati da Legambiente.

In seguito all’istituzione della riserva naturale, grazie alle azioni di tutela messe in campo dall’ente gestore, sono cessati i più gravi fattori di degrado che per anni hanno costituito un’offesa all’enorme valore naturalistico e alla straordinaria bellezza dei luoghi. Il visibile miglioramento ambientale del sito ha, altresì, prodotto una lenta ma continua crescita del consenso sociale verso le azioni di conservazione.

Per la salvaguardia delle tartarughe a Lampedusa opera anche il WWF che, con il suo Centro di Recupero Tartarughe Marine situato presso il porto vecchio (sul molo dove attraccano nave ed aliscafi), da più di 15 anni rimette in mare ogni anno diversi esemplari di tartaruga Caretta Caretta dopo le dovute cure. Visitato da migliaia di turisti ogni anno, il centro è dotato di una piccola sala veterinaria, di radiografia ed ecografia.
La liberazione delle tartarughe è un evento coordinato dal centro, che non è stabilito da un calendario preordinato e che viene promosso direttamente sull’isola da volontari che arrivano da ogni parte del mondo per concludere una tesi, per fare uno stage o semplicemente per aiutare il centro a portare avanti gli obiettivi prefissati.

Fonti:
Testi e dati: Inediti / Wikipedia / Legambiente / Elicriso / WWF
Foto: Marta Granville (National Geographic Blog) / Michel Gunther (WWF)
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