Breve storia di Lampedusa

La storia di Lampedusa è molto più antica di quanto si potrebbe credere girando per l’isola.

È certo infatti che già durante il Neolitico (VI-V millennio a.C.) fosse abitata da alcuni gruppi umani provenienti verosimilmente dal nord Africa, che hanno lasciato nella zona tra Cala Pisana e Capo Grecale diverse testimonianze della loro presenza. Il primo a raccogliere e documentare queste tracce fu nel 1847 il prof. Pietro Calcara nel suo viaggio scientifico tra alcuni luoghi della Sicilia, seguito dall’archeologo inglese Thomas Ashby che nel 1909 fotografò e descrisse i resti di alcune capanne dell’età del bronzo, in seguito “saggiamente” smantellate dai locali e di cui oggi non rimane quasi nulla. Relative a questo periodo preistorico sono molto suggestive le tesi dell’archeologo amatoriale Diego Ratti che negli ultimi anni si è dedicato alla ricerca di ulteriori prove dei primissimi abitanti di Lampedusa, scoprendo, sparse per l’isola, tracce di antiche costruzioni megalitiche come il tempio della Tabaccara, i cerchi di pietra e ultimamente una necropoli sommersa nel lato est dell’isola.

Successivamente intorno al 1000 a.C. furono i fenici a frequentare l’isola che ne fecero un comodo scalo per i loro viaggi in mare e a cui seguirono prima i greci nel 500 a.C e poi i Cartaginesi nel 400 a.C. Prima di essere estromessi dai Romani il popolo di Cartagine fece in tempo a stabilire sull’isola un discreto centro abitato testimoniato dalle numerose sepolture scoperte e da alcune monete probabilmente coniate sull’isola stessa. Molto importanti sono i reperti di epoca romana ritrovati sia sulla terraferma che nel mare circostante Lampedusa, che confermano la presenza di una base navale e di un centro abitato relativamente sviluppato, deduzioni a cui gli archeologi sono arrivati dopo aver ritrovato moltissimi reperti tra cui delle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, vasche per l’allevamento del pesce, svariate monete qui coniate e un’importante statua marmorea raffigurante la dea Atena che molto verosimilmente abbelliva il giardino di una qualche villa. Di quest’epoca ci è giunta fino a noi la necropoli sotterranea del II-III sec. d.C. scoperta nella zona del porto vecchio ma purtroppo ancora oggi chiusa al pubblico. Con la caduta dell’impero romano nel V sec. d.C. la popolazione dell’isola viene saccheggiata e deportata dai Vandali chissà dove. Furono i bizantini che tornarono a popolare l’isola con una piccola comunità cristiana nel VI sec. d.C. almeno fino al VII sec. quando fu il turno dei saraceni massacrare e riportare a zero la popolazione isolana, schiacciati nel 813 dal telesiarca greco Gregorio. Con il dominio dei mori della Sicilia, tra il IX sec e il XI sec Lampedusa è abitata dai musulmani, che ne fanno un florido scalo per i loro spostamenti e commerci tra il nord Africa e la Sicilia. Dopo la conquista della Sicilia da parte dei normanni Lampedusa si ritrovò a far parte del regno di Ruggero II nel momento in cui quest’ultimo estese il suo dominio nel nord Africa anche se dovette far fronte alle continue incursioni dei pirati. Dal rendiconto dei viaggi del cronista Jean de Joinville sappiamo che nel 1254, al ritorno dalla settima crociata, il re di Francia Luigi IX, partendo con la sua flotta da Cipro, sostò brevemente a Lampedusa. La testimonianza riporta una descrizione accurata delle grotte di Cala Madonna e la presenza di un antico eremitaggio.

Come detto, siamo in tempo di crociate e le continue battaglie tra cristiani e musulmani sono oggetto non solo degli storici ma anche di romanzieri e autori di vario genere e Lampedusa, a metà tra questi due mondi, è contesa per la sua posizione strategica. È qui che infatti Ludovico Ariosto decide di ambientare uno dei momenti più importanti del suo Orlando Furioso, lo scontro tra i saraceni Agramante, Sobrino e Gradasso e i cristiani Orlando, Brandimarte e Oliviero dando vita ad un lungo e sanguinoso combattimento corpo a corpo nel quale solo l’Orlando ne uscirà immune. Finzione o cronaca, rimane il fatto che a Lampedusa si trovano tutt’ora nel nome di alcuni luoghi (Cavallo Bianco, Aria Rossa) le tracce di questo scontro epico. Quando l’Ariosto descrisse questi eventi, l’isola era stata da poco donata dal re Alfonso V D’Aragona, detto il magnanimo, al barone di Montechiaro Giovanni de Caro in cambio dei servigi resi da quest’ultimo durante le guerre combattute in nord Africa.

Nel 1551 un episodio terribile si consuma nelle acque dinanzi le coste lampedusane. La flotta di Carlo V, intenta ad attraversare il canale di Sicilia per contrastare i saraceni nelle loro roccaforti tunisine, fu colta da un’imprevista quanto eccezionale tempesta estiva (4 Luglio!) e costretta a riparare a Cala Pisana. Nella notte burrascosa 8 triremi e 1000 uomini si adagiarono per sempre sul fondo marino. Tale tragedia non fermò l’armata navale comandata da Andrea Doria, il quale, ripreso il controllo della sua flotta, andò ad espugnare la fortezza saracena di Mahdia. Due anni dopo, la vendetta corsara fu spietata, l’intera popolazione dell’isola formata da almeno mille uomini fu deportata e ridotta in schiavitù dal famoso pirata Dragut Rais, allievo dell’ancora più celebre Barbarossa.
Nel 1560, cronaca e leggenda si fondono di nuovo insieme nell’incredibile avventura del marinaio ligure Andrea Anfossi. Si narra che l’uomo, fatto prigioniero dai pirati dinanzi le coste della Liguria, trascorse 40 anni schiavo prima che, grazie ad un espediente riuscì, durante una sosta dei corsari a Lampedusa, a nascondersi tra la fitta boscaglia e a rimanervi fino a che non si sentì sicuro di tentare la sorte e costruito da un grosso tronco uno scafo, utilizzò una tela raffigurante la Madonna con il bambino, ritrovata in una grotta dell’isola, a mo’ di vela e armato di una fede incrollabile salpò per la Liguria, dove giunse miracolasamente incolume e lì, nel suo terreno privato a Castellaro, potè erigere una chiesetta in onore della Madonna a cui fu dato il nome di Nostra Signora di Lampedusa. Ancora oggi la tela/vela è custodita e venerata presso il predetto santuario.

Nel 1667 l’isola cambia di proprietà, viene donata dal re Carlo II di Spagna a Giulio Tomasi a cui fu concesso anche il titolo di principe di Lampedusa. Per tutto il XVII secolo le coste disabitate dell’isola furono teatro di aspre battaglie tra i turchi e gli spagnoli, come testimoniano vari resoconti dell’epoca. Questo clima di tensione, non fermò tale Clemente, prete di origine francese che decise di fare dell’isola il suo eremo, più precisamente andando ad abitare le grotte del vallone di Cala Madonna, dove – si narra – costruì due altari di fedi diverse, uno per i cristiani uno per i musulmani, i quali sostandovi potevano pregare uno o l’altro dio, assicurandosi così l’incolumità e la sopravvivenza.

Foto storica di Lampedusa tratta dall'archivio di Gianfranco Rescica

Da segnalare il passaggio nel 1739 di un certo Lord Sandwich famoso per aver “scoperto” le isole Hawaii.

Pochi anni dopo, in pieno Illuminismo, l’isola catturò l’attenzione di uno dei massimi intellettuali del XVIII secolo, Denis Diderot, il quale individuò in Lampedusa l’ambiente ideale per avviare un esperimento sociale, trasferirvi una colonia formata da attori che, lontani dalla civilità, potessero essere liberi di esprimere la loro arte. Naturalmente non se ne fece nulla. Caso volle però che nel 1764 una quarantina di uomini, protetti proprio dal governo francese venisse ad abitare la più grande delle Pelagie: vi resisteranno fino al 1783, quando un carico infetto fu fatto sbarcare e gran parte della popolazione contrasse la peste.

Nel 1800 parte dell’isola viene concessa in locazione dai Tomasi alla famiglia maltese di Salvatore Gatt, a condizione che migliorasse lo stato dei terreni e delle proprietà presenti. Oltre ad occuparsi di ciò, questa nuova comunità formata principalmente da agricoltori e pastori intratteneva una fitta rete commerciale con Malta. Nel 1810 il Gatt sub concede una parte dell’isola all’inglese Alessandro Fernandez che durante i suoi 3 anni di permanenza istituisce una colonia di circa 400 uomini, fa costruire un muro in direzione nord-sud dividendo l’isola in due zone, una abitata dai maltesi e l’altra dagli inglesi. Non solo, costruisce il castello unendo 4 torri di guardia già esistenti e note con il nome di Torri di Orlando su cui pianta una bandiera inglese.
Passano solo 3 anni ed i dissidi tra le Gatt e Fernandez si fanno così animati che i due abbandonano l’isola in favore di un parente di entrambi, Fortunato Frenda che si proclama padrone assoluto dell’isola.
Con gli anni, non viene più corrisposto alcun pagamento alla famiglia Tomasi che così decidono di revocare ogni diritto al Frenda e pensano di vendere l’isola al governo dell’Inghilterra. L’allora re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone non è d’accordo e acquista lui stesso Lampedusa per 12.000 ducati con l’intenzione di farne una colonia agricola. È il 1839. Quattro anni dopo, il 22 Settembre del 1843, alla testa di 120 persone (90 uomini e 30 donne), richiamate da un editto reale, il tenente di vascello della Real Marina Bernardo Sanvisente entra con due piroscafi nel porto di Lampedusa per dare vita alla comunità da cui discende gran parte della popolazione attuale. I nuovi arrivati ritrovano sull’isola Fortunato Frenda e altri 23 maltesi che avendo avuto revocato il diritto di enfiteusi di lì a breve si trasferiranno altrove. Ai nuovi coloni, provenienti dalla Sicilia, era stato promesso dal re un lotto di terra da coltivare e il necessario per ricominciare una vita. Per compiere ciò grande fu l’impegno del Sanvisente, che nel giro di pochi anni realizza opere importantissime per lo sviluppo dell’isola come i tuttora esistenti Sette Palazzi, 70 appartamenti per i nuovi abitanti, uffici sanitari, militari e doganali, frantoi, magazzini per i raccolti, piccoli stabilimenti per la salatura del pesce, il cimitero, ecc. In questi anni si iniziano a costruire i primi dammusi, strutture di pietra a camera unica con il tetto a cupola, circondati da un pezzo di terra coltivato, che ospitavano umilmente intere famiglie nei periodi estivi.
Nel 1847 la popolazione è già arrivata a 2150 unità e cresce in modo così prosperoso che lo stesso re Ferdinando II e sua moglie vi fanno una visita inaspettata, elogiando il lavoro svolto fino ad allora.
Intorno al 1850, gli abitanti scoprono quanto è redditizia la pesca nelle acque antistanti Lampedusa e iniziano a lasciare le campagne per il mare, parallelamente viene avviata la produzione di carbone vegetale che determinerà la scomparsa di tutti gli alberi allora presenti, generando sull’isola un paesaggio arido che ancora la caratterizza.
Quando nel 1854 il Sanvisente lascia l’isola la colonia sta vivendo un momento di prosperità senza eguali, rappresentata soprattutto dall’industria del pesce.

Foto storica di Lampedusa tratta dall'archivio di Gianfranco Rescica

Con l’Unità d’Italia nel 1860, le Pelagie vengono annesse al Regno d’Italia e trascurate dal governo fino al 1872, quando fu deciso che Lampedusa dovesse diventare colonia penale e per questo fu mandato sull’isola il regio commissario Ulisse Maccaferri che riorganizzò l’assetto amministrativo con nuove misure restrittive e revocò le concessioni terriere, lasciando la popolazione sgomenta e tuttora risentita.

Nel 1878 viene istituito il Comune autonomo di Lampedusa e Linosa, l’anno successivo viene scoperto il primo banco di spugne che porterà sull’isola nuovi pescatori e commercianti le cui attività fioriranno per diversi decenni a seguire.
Nel 1911 Lampedusa è collegata alla terraferma attraverso il tanto atteso cavo telegrafico.
Durante gli anni della seconda guerra mondiale, la posizione strategica la rende luogo di scenari terribili, decine di fortini e casermette costruiti dal governo fascista vengono più volte prese di mira dai bombardamenti alleati e la popolazione, più volte invitata ad abbandonare l’isola resiste rifugiandosi nelle antiche gallerie del sottosuolo per proteggersi mentre parte del paese sarà distrutto.
Dal 1943 al 1945 il governo dell’isola resterà in mano alle forze del fronte atlantico.

Solo nel 1951 arriva, per mezzo di una centrale a gasolio, l’elettricità a Lampedusa e fondamentale sarà per la sua economia la realizzazione l’anno successivo di un impianto per la produzione di ghiaccio che darà nuovo impulso all’industria del pescato.
Poco altro verrà fatto dal governo per Lampedusa.
Il malcontento si palesa nel 1966: con il famoso sciopero del voto il popolo lampedusano attira finalmente le attenzioni dello Stato Italiano. Così tra il 1967 e il 1975 a Lampedusa arriva il telefono, il primo canale tv, viene costruito l’aeroporto, un dissalatore, un ospedale e gli edifici scolastici.

Inizia negli stessi anni un fenomeno nuovo che presto trainerà l’economia isolana, il turismo. A partire dai primi anni 60 infatti, Lampedusa diventa meta esotica di forte attrazione tra i viaggiatori più avventurieri che iniziano ad arrivare sedotti dal lato selvaggio del luogo e dai meravigliosi fondali ricchissimi di fauna e flora.
Il vero incremento turistico comincia subito dopo il 1986 quando, a causa della presenza sul suolo lampedusano di una base militare degli Stati Uniti, il colonnello Gheddafi, acerrimo nemico degli americani, lancia due missili in direzione Lampedusa, finendovi a poche miglia. Sarà dunque questo fatto di cronaca a portare alla ribalta la maggiore delle Pelagie e aprire l’isola a nuovi flussi per un turismo che sarà sempre più di massa. La repentina crescita del turismo porta in breve tempo a cambiare profondamente Lampedusa, sia socialmente che urbanisticamente. Non regolata da un piano paesaggistico e bisognosa di nuovi posti letto, la popolazione si adopera nella costruzione di nuove abitazioni e strutture edificate abusivamente dappertutto. Anche per questo nel 1996 viene istituita la Riserva Naturale al cui interno si trova la famosa spiaggia dei Conigli su cui nidificano le tartarughe in via di estinzione caretta caretta. Nel 2014 la spiaggia sarà indicata come la più bella al mondo dagli utenti di Tripadvisor.

Foto storica di Lampedusa tratta dall'archivio di Gianfranco Rescica

A partire dalla metà degli anni novanta l’isola si trova al centro di un continuo flusso di migranti che approfittando della sua vicinanza con le coste africane cercano di giungervi a bardo di imbarcazioni sovraccariche e fatiscenti che spesso terminano il loro viaggio tragicamente ancor prima di arrivare. Il continuo aumento del fenomeno ha portato Lampedusa all’attenzione internazionale rendendola famosa anche al di fuori dei confini nazionali.

Nel 2002 Lampedusa ed i suoi abitanti sono protagonisti del film Respiro del regista Emanuele Crialese. Il film è vincitore di numerosi premi dando così ulteriore visibilità all’isola e facendo emergere le capacità recitative di alcuni giovani lampedusani che troveranno successo anche in altre pellicole.

Tra il 2003 e il 2013, su impulso di Claudio Baglioni, cittadino onorario, si svolge sulla spiaggia della Guitgia uno dei festival musicali più importanti d’Italia, O’Scia, che ha portato, invitati dal cantante romano, centinaia e centinaia di cantanti e artisti dello spettacolo di fama nazionale e internazionale, esibendosi per 3 o 4 giorni per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno migratorio.

Nel 2012 si completa la nuova aerostazione che si propone come nuovo scalo internazionale del sud Italia.

Da segnalare infine nel 2013 la prima visita di un pontefice, Papa Francesco, a Lampedusa.

Fonti:
Testi: Tommaso Sparma
Foto di copertina: Gianfranco Rescica
Foto: Archivio Storico Lampedusa
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