Lampedusa e il viaggio delle Balene verso il Santuario Pelagos

Lampedusa e il viaggio delle Balene verso il Santuario Pelagos
 

Oggi è la giornata mondiale della biodiversità , occasione ideale per parlare di un fenomeno straordinario che, salvo imprevisti, si verifica più o meno ogni anno nel periodo di marzo: il passaggio delle balenottere comuni (Balaenoptera physalus) a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Così poche che, armati di binocolo, spesso è facile vederle anche da terra.

Un fenomeno tanto straordinario quanto importante, al punto che la Direzione Generale per la Protezione della Natura e del Mare del Ministero dell’Ambiente ha commissionato e finanziato all’International Whaling Commission (IWC) il progetto “Telemetria satellitare applicata alla Balenottera comune in Mar Mediterraneo: integrazione per marcatura Balenottere nel periodo invernale-primaverile nello Stretto di Sicilia”.

Perché se era già noto che, dalla tarda primavera alla fine dell’estate, questi cetacei si concentrassero nelle acque del Santuario Pelagos – Area Marina Protetta istituita da Italia, Francia e Principato di Monaco e compresa tra Mar Ligure, Mar di Corsica e Tirreno settentrionale – fino ad ora non si sapeva invece cosa facessero nel Mediterraneo in inverno.

Ecco allora l’importanza del progetto di monitoraggio sviluppato da MATTM, IWC e un pool di enti di ricerca nazionali ed internazionali.

Il progetto è stato commissionato al fine di ottenere specifici dati ed informazioni su spostamenti ed eventuali migrazioni delle Balenottere comuni, nonché sui loro habitat nelle acque circostanti l’Isola di Lampedusa, ed al fine di verificare e confermare i precedenti, esigui dati di avvistamento nonché, soprattutto, per correlare tali informazioni con quelle già rilevate nel Mediterraneo nord-occidentale nell’area del Santuario Pelagos.

Il progetto è mirato in particolare all’acquisizione di informazioni in un’area, a sud della Sicilia, caratterizzata dalla presenza di B. physalus ed altre specie di Cetacei, anche allo scopo di verificare la possibile individuazione di settori del Mar Mediterraneo che possano necessitare di strumenti di tutela e protezione mirate, e per l’identificazione di minacce e la potenziale conseguente implementazione di misure di mitigazione di esse. In particolare, le acque dell’Isola di Lampedusa sono ritenute essere un’area di alimentazione invernale per le Balenottere, che si alimentano in superficie grazie all’abbondanza di Eufasiacee (krill) appartenenti alla specie Nyctiphanes couchii, diversa da quella del Mar Ligure (Meganyctiphanes norvegica).

Prefiggendosi anche di fornire supporto all’attuazione da parte dell’Italia della Direttiva 2008/56/EC (Direttiva Quadro per la Strategia Marina, MSFD) per le attività di monitoraggio finalizzate al raggiungimento del Good Environmental Status dei mari italiani, il progetto si è avvalso della collaborazione di ricercatori dell’Istituto Tethys, dell’ISPRA, dell’Università di Siena, dell’Area Marina Protetta Isole Pelagie e del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration degli USA); la ricerca, autorizzata da parte degli Uffici competenti, è condotta nel rispetto dei criteri, legali ed etici, del benessere animale.

Già nel marzo 2013, nell’ambito di tale progetto, erano stati eseguiti impianti di tags su 3 esemplari di Balenottera comune in tali acque, che avevano fornito dati via satellite per un periodo minore (ca. 2 settimane) attestando che gli esemplarierano rimasti in prossimità della costa meridionale di Lampedusa, ad una distanza compresa tra 30-50 miglia dalla costa, impegnati per il 75-80% del loro tempo in attività di alimentazione (ARS), comprovando che l’area di mare oggetto di studio ricopre un ruolo rilevante in termini di alimentazione per le balenottere presenti.

Nel marzo 2014 la ricerca subì una battuta d’arresto a causa delle avverse condizioni meteomarine.

Il 14 marzo 2015, finalmente, sono stati impiantati nuovi trasmettitori satellitari a 2 esemplari di Balenottera; il Dott. Greg Donovan (Head of Science dell’International Whaling Commission -IWC- e Coordinatore Scientifico del progetto) ed il Dott. Simone Panigada (co-responsabile del progetto per l’Istituto Tethys) riferiscono che:

“Gli esemplari marcati quest’anno sono rimasti attorno a Lampedusa per un paio di settimane, muovendosi tra l’isolotto di Lampione, la secca di Levante e la costa Tunisina, nutrendosi in superficie dello zooplancton che in inverno si trova in abbondanza nelle acque dello Stretto di Sicilia. Il 1 aprile, le 2 Balenottere si sono separate: una delle 2 si è diretta a Nord, costeggiando il lato sud-occidentale della Sicilia per poi raggiungere il Tirreno, passando ad Est della Sardegna. L’altra invece ha continuato a nutrirsi per alcuni giorni nella zona della piattaforma Tunisina, per poi dirigersi anche lei verso il mar Tirreno, portandosi rapidamente a Nord, e si trova attualmente al largo di Capo Corso, in pieno Santuario Pelagos.”

Questa inedita informazione, ottenuta con il tracking satellitare, dimostra che alcune delle Balenottere avvistate in inverno nel Canale di Sicilia possono essere le stesse che si concentrano in tarda primavera nel Santuario Pelagos, nel Mediterraneo nord-occidentale: la finalmente certificata connessione tra le Balenottere di Lampedusa e quelle che trascorrono l’estate nelle acque del Santuario Pelagos dimostra, per la prima volta scientificamente, l’esistenza di movimenti stagionali molto estesi e definiti di questi mammiferi marini attraverso il Mediterraneo, anche al di fuori del Santuario Pelagos ed in correlazione con esso.

In questo video il Dott. Simone Panigada, vice presidente dell’Istituto Tethys, spiega gli ultimi sviluppi della ricerca.

Per approfondire ti consigliamo il breve documentario “Lo spettacolo delle balene” (Lampedusa day by day).

Basato su un articolo uscito su Santuario Pelagos – Per la protezione dei mammiferi marini nel Mediterraneo.

Luca Siragusa

Segue il mantra del Maestro zen Zù Fi’, che dice sempre "unisci l’utile al divertevole”. Fa marketing territoriale con la web agency eGlob, che in fin dei conti non è che il frutto di esperienza professionale e amore viscerale per la terra che lo tiene su. Socio fondatore di Open Space e Digital Champion per Lampedusa. { Facebook / Twitter }

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